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feb 02 2007
Toritto... come Betlemme PDF Stampa E-mail
Scritto da Carmen Savino   
venerdì 02 febbraio 2007

C’era una volta un piccolo paese della Palestina, il suo nome era Betlemme e i suoi abitanti erano gente semplice: falegnami, pastori, fornai, donne, bambini…


 

C’era una volta, e c’è tutt’ora, un piccolo paese in provincia di Bari, il suo nome è Toritto e i suoi abitanti sono persone di buona volontà che quest’anno, per la terza volta, hanno voluto rivivere le emozioni di quella Santa Notte durante la quale, a Betlemme, venne al mondo Gesù.

Ecco perché i vicoli del borgo antico, nelle serate del 25 e 26 dicembre e del 1 e 6 gennaio, si sono popolati di figuranti, di fiaccole, profumi e mestieri di altri tempi. Ogni cantina, ogni spazio, ogni locale messo a disposizione è stato allestito dai diversi gruppi parrocchiali o dai tanti volontari: c’erano il barbiere, il falegname, il calzolaio, diverse scene familiari, l’osteria, il fabbro, il casaro, “u mest d’asc”, il forno, la locanda, le ricamatrici, “u coza sigg”, le lavandaie, l’arrotino, l’ombrellaio, i pastori, “le signore delle pettole”…

E tutti erano felici, non solo perché, giunto alla sua terza edizione il presepe vivente è diventato più grande e meglio organizzato, ma soprattutto perché lì, in quella grotta posta alla fine del percorso, così come a Betlemme, si poteva vedere un neonato in braccio ad una giovane madre, amorevolmente protetto dal saggio Giuseppe. E intorno una festa di angeli, pastori, cori e, immancabili, il bue e l’asinello! A completare il quadro il giorno 6 gennaio sono giunti anche i Magi, portando i loro doni.

Ormai il presepe vivente è diventato un appuntamento voluto e ammirato dalla popolazione, torittese e non, come dimostrano le grandi code formatesi all’ingresso, magistralmente smaltite e gestite dal servizio d’ordine e dall’Emervol.

Per la comunità è una manifestazione importante anche perché è un mezzo che permette la collaborazione e l’affiatamento fra gruppi e persone, altrimenti abituati a svolgere individualmente le proprie attività.

Ecco perché il nostro auguri è che i collaboratori siano sempre di più, per pensare tutti insieme a Toritto come… Betlemme.

 




L'articolo è pubblicato sul numero di Gennaio 2007 de "l'incontro"

 

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