L' impegno nei confronti dei ragazzi non è, e non deve essere, solo una sensibilità individuale, ma è un'esigenza dell'intera comunità cristiana. Un'esigenza che deve portare ad una sinergia fra due realtà importanti per la formazione dei giovani: Acr e oratorio. Entrambe queste realtà sono, infatti, impegnate nel servizio ai piccoli e hanno come scopo quello di far incontrare la vita e la fede.
er sviluppare e approfondire un reciproco riconoscimento e una reciproca stima fra questi due movimenti, la diocesi di Bari-Bitonto ha organizzato, il 4 novembre scorso, un seminario presso il centro parrocchiale di Toritto. L'incontro aveva, inoltre, come scopo quello di far maturare negli educatori e negli animatori p arrocchiali la consapevolezza di poter pensare e realizzare progetti educativi integrati per i bambini, ragazzi e adolescenti.
l seminario è stato guidato da don Claudio Nora, assistente nazionale Acr, e da don Vito Campanelli, presidente dell' Anspi Puglia e direttore dell'Ufficio tempo libero e sport della nostra diocesi.
'oratorio è un luogo educativo che nasce dall'intuizione che la comunità cristiana non può offrire ai ragazzi solo un'aula per il catechismo o la chiesa per le celebrazioni. Ma deve offrire anche una proposta fatta di luoghi, persone, attività, esperienze che aiutino i ragazzi e i giovani a vivere occasioni per stare insieme e stabilire relazioni significative sperimentando la compagnia di educatori e animatori che camminano con loro e maturare uno stile di vita comune e di solidarietà.
n oratorio che vede la presenza di Anspi, Azione Cattolica e di altre associazioni sperimente la ricchezza e l'apporto di queste presenze, diverse tra loro per competenze, ambiti di impegno e metodi educativi.
l legame che deve unire Azione Cattolica e oratorio deve essere, parafrasando le parole di don Claudio Nora, un legame armonico di un luogo, un progetto e una comunità. Questo significa che sia l'Acr sia l'oratorio devono impegnarsi nel mantenere e sviluppare una profonda qualità evangelica del luogo in cui si sta con i ragazzi, non attraverso una somma di attività o una loro semplice coabitazione, ma condividendo la stessa scelta educativa. Un unico progetto, quindi, espressione dell'amore della Chiesa, di tutta la comunità cristiana per le nuove generazioni.
n lavoro di equipe di questo tipo può essere possibile solo se l'oratorio si applica nell'essere un luogo di prima evangelizzazione, un "ponte" (come lo ha definito Giovanni Paolo II) fra la strada e la Chiesa, una occasione per stare quotidianamente con i ragazzi per costruire una relazione e accompagnarli a Cristo. Un accompagnamento che diventa testimonianza. La presenza di gruppi di azione cattolica può aiutare l'oratorio ad avere un'anima apostolica partendo proprio dalla realtà stessa dei ragazzi.
on si possono non ricordare le parole del beato Alberto Marvelli, cresciuto in oratorio e membro dell'Azione Cattolica:
«Non credere di perdere il proprio tempo trascorrendo anche delle ore con i bimbi cercando di divertirli e renderli più buoni. Gesù stesso li prediligeva e li voleva vicino a sé. E le parole buone dette a loro non saranno ma troppe».
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